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TRANSPOTEC LOGITEC CHIUDE CON GRANDE SODDISFAZIONE E SI CONFERMA HUB DI RIFERIMENTO DEL SETTORE AUTOTRASPORTO E LOGISTICA

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Transpotec Logitec

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Affrontare il prossimo futuro
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Il settore dei trasporti ha vissuto in trincea il momento di urgenza e oggi si ritrova a cercare una nuova normalità. Come affrontare il prossimo futuro? Quale ruolo potrà avere Transpotec nella ripresa? Alessandro Peron, direttore di FIAP, ha condiviso con noi la sua visione.

Il settore trasporti in queste settimane ha dimostrato sul campo la sua strategicità, ma contemporaneamente ha visto emergere delle urgenze. Dal suo osservatorio, come vede il mercato oggi?


In questi due mesi abbiamo dimostrato che il nostro Paese, pur con 80.000 imprese di trasporto molte delle quali di piccole dimensioni, è stato in grado di rispondere a una emergenza senza precedenti. Gli scaffali dei supermercati sono stati sempre pieni e il sistema di trasporto e logistica  ha tenuto. Il settore ha dunque lavorato più di tanti altri, ma non possiamo ignorare che ha dovuto farlo a fronte di minori volumi e maggiori costi, per cui le aziende si ritrovano comunque oggi  con una perdita di fatturato intorno al 20-25% e dei costi in alcune voci raddoppiati. Se la strategia del Paese in questo momento, come sembra, è aiutare soprattutto chi ha avuto perdite superiori al 33%, il comparto trasporti e logistica sarà esposto a un duplice rischio: la chiusura oppure la ricerca di capitali da fonti diverse da quelle governative. Insomma, rischiamo di trovarci in un Paese in cui un settore che rappresenta un asset fondamentale della nostra economia, potrà finire in mano a fondi stranieri o, peggio, rimanere invischiato in situazioni poco limpide. È uno scenario che non possiamo accettare.


 
Quali soluzioni vede?


Abbiamo già perso in questi due mesi un’opportunità: il mondo del trasporto è rappresentato da almeno 10 associazioni divise tra loro e purtroppo anche in questo momento di emergenza non siamo riusciti a fare squadra. Quello che auspico è un cambio di mentalità. Spero che ora, superato il picco della crisi, si decida finalmente di agire uniti, nella consapevolezza di non dover aspettare di avere una soluzione dalle istituzioni, ma di doverci mettere insieme e proporne noi una.


Gli operatori del trasporto e della logistica sono stati osannati nell’emergenza, ma oggi sono già stati dimenticati. Un segnale concreto del fatto che manca un piano strategico. Vorrei ci fosse una precisa  volontà politica, volta a sostenere il comparto supportandolo nello sviluppo e portandolo a crescere e a competere in termini globali. Proprio perché si tratta di un asset strategico per l’intero Paese va fatto evolvere e non tenuto a “pane ed acqua”, erogando finanziamenti spot quando le difficoltà aumentano. E’ necessario un piano a lungo termine. Anche perché la stessa pandemia ci ha dimostrato che viviamo in un contesto globale. Se non mettiamo noi in campo gli strumenti per fare evolvere in maniera innovativa la nostra logistica, rischiamo che qualcuno lo faccia al posto nostro. In questi giorni ne abbiamo avuto esempi concreti: i grandi colossi dell’e-commerce si sono fatti spazio per sopperire a buchi lasciati dal resto della filiera. Oggi la necessità dell’e-commerce è emersa pesantemente ed è diventata un’esigenza persino del piccolo bar di provincia. Ma in questo scenario ci vogliono regole, modalità condivise in maniera tale che non siano solo i grandi a poter operare, ma che l’opportunità sia data a tutti. Bisogna insomma dare alla nostra filiera la possibilità di fare un salto di qualità.


È il momento per il nostro Paese di individuare i settori strategici su cui puntare, senza disperdere risorse. E il trasporto non può che essere tra questi, visto che il 95% dei settori produttivi dipende dalla movimentazione delle merci. Il trasporto è il settore dei settori, quello che lega tutte le realtà produttive. La centralità della logistica ce la insegna la stessa storia. L’impero romano è diventato grande anche grazie alla sua capacità di fare strade, che erano strumenti di collegamento, ma anche vie di  movimentazione delle merci. Dalla storia si impara: anche oggi bisogna puntare su quello: infrastrutture, logistica, trasporto per far muovere il Paese. Perché se le merci girano, gira l’economia e c’è più ricchezza per tutti. È il momento di mettere a frutto le nostre opportunità. Noi siamo una porta sul Mediterraneo, ma siamo anche il ponte tra il vecchio e il nuovo mondo, dove per nuovo mondo intendo Africa e Asia, che saranno i grandi consumatori del prossimo futuro. Dobbiamo sfruttare la nostra posizione geografica, il nostro sistema portuale, ma anche la nostra capacità produttiva, le eccellenze come il food, il fashion e il lusso. Oggi in molte parti di Europa si ragiona in termini di vendita franco-destino, noi ragioniamo in termini di franco-magazzino. Questa potrebbe essere un’opportunità da cogliere. Se ragionassimo in termini di franco-destino, sarebbero i produttori italiani a scegliere i loro trasportatori e questo potrebbe alimentare indirettamente l’economia interna. Insomma bisogna sviluppare una visione più ampia e cogliere le opportunità regolamentando il settore.


 

Transpotec Logitec, tra poco meno di un anno, sarà la prima fiera dell’autotrasporto a tenersi in Europa dopo l’emergenza. Ci auguriamo sia un momento importante per incontrarsi e fare squadra, tra produttori, utilizzatori, media e associazioni. Quale ruolo  puo’ avere l’evento per te nella ripresa?
 
Penso che Transpotec Logitec 2021 possa cogliere una grande opportunità e che abbia di fronte una scelta strategica. Può confermare il suo ruolo di momento di incontro tra domanda e offerta oppure puntare più in alto e proporsi come promotore di un cambio di mentalità nel settore, diventando uno strumento concreto per tutte le componenti del mercato: costruttori, after-market fino ai logistici. Transpotec Logitec può essere il pungolo per cominciare a vedere logistica e trasporti in modo diverso, guardando a un orizzonte non solo italiano ma globale. Insomma mi auguro che la fiera sia un faro e che promuova una vision a lungo termine, perché mai come in questo momento gli imprenditori hanno bisogno di strumenti per capire dove e come andare. Può essere inoltre un’occasione per mettere insieme le forze e cominciare finalmente a fare squadra nel nostro settore. Insomma, la vedo come una sfida importante. Per questo non mi preoccupa quanti espositori ci saranno, ma il livello e il valore dei contenuti che si andranno a discutere insieme in quel contesto. Di sicuro mi auguro ci sia una forte componente convegnistica di alto profilo, cui tutte noi associazioni potremmo dare un contributo.